Celebriamo la regina dell’estate pugliese, ecco come nasce la “Frisa”. Il Video Servizio

Frise
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Ceglie Notizie celebra la regina della tavole pugliesi, la “Frisa”. Ecco il nostro racconto registrato in un pomeriggio d’estate a casa della signora Lucia.

di Mariagrazia Bruno

A poche ore dall’inizio del Ceglie Food Festival, giunto alla sua X edizione e dedicato alla “Frisa“, abbiamo deciso di farvi conoscere tramite un video servizio questo prodotto genuino che in estate, ma senza alcun “pregiudizio” anche in inverno, non manca mai sulle tavole dei cegliesi e dei pugliesi in generale.

Grazie alla ProLoco di Ceglie Messapica, capitanata da un’instancabile Cristina Elia, abbiamo conosciuto ed incontrato la signora Lucia che ci ha aperto le porte della sua dimora. Nel video servizio vogliamo provare a raccontarvi le fasi di lavorazione della frisa. Ci scusiamo se alcune parti, in dialetto, possano risultare poco comprensibili ma, così come lo è la frisa, anche il dialetto per noi rappresenta una ricchezza inestimabile da preservare.

Negli ultimi giorni se ne è parlato in ogni angolo del Paese perchè questo Food Festival è quello che ha alzato il più grosso polverone, della storia della kermesse; al centro dell’acceso dibattito è finito il nome attribuito al Festival. Frisella, così come campeggia sui cartelloni pubblicitari, ha indignato i più; per i cegliesi la regina del cibo estivo è la Frisa, perchè le friselle sono i classici taralli. Tutto parte dal dialetto e dalla sua traduzione in italiano; da “frisa e frisella” è, quindi, nato il più acceso negoziato cittadino su quale debba essere il giusto nome. Per questo abbiamo voluto lasciarvi ascoltare il video in dialetto, e magari farvi sognare un po’ dinnanzi alle immagini di croccanti frise appena sfornate e condite con il pomodoro.

La lavorazione della frisa è simile a quella del pane, così come ha sottolineato la signora Lucia: farina, acqua, olio, sale e lievito, rigorosamente creato dal lievito madre (u’ luat); questo lievito viene conservato di volta in volta, sottraendo una piccola parte dall’impasto che poi viene conservata in frigo e mescolata alla farina da cui saranno poi creati nuovo Pane e nuove frise.

Le frise vanno impastate (stricat) con più forza e, una volta formate delle piccole palline, queste vanno poi lavorate a mo’ di salsicciotto, fino alla lavorazione dell’impasto nella sua classica forma a tarallo. Le frise vanno infornate (‘mburnat), a metà cottura vengono poi tagliate in due ( spaccat) con l’ausilio di un filo di ferro, per poi tornare in forno a completare la cottura e la doratura.

Un prodotto versatile che può essere consumato nelle varianti più creative: con olio, sale, origano (a’rien) e pomodoro, bagnato nel latte per colazione o per i più audaci gustato con ricotta forte. Ma se la frisa sta all’estate, è vero anche che non può e non deve mancare, almeno una volta nelle cene estive dei cegliesi la famosa “acquasale” ( citedd) preparata con le frise messe a mollo in una coppa assieme ai più vari condimenti, sempre genuini, tra cui spiccano caroselli (cucum’r), cipolla rossa e, sempre per i più strong, friggitelli crudi (li curnalett).

I Particolari nel video servizio di Flavio Cellie. Immagini Domenico Argentiero

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