I carabinieri ascoltano connazionali e conoscenti della 53enne Mara Taran e del 41enne Gheorghe Nechita, i due rumeni trovati privi di vita in una casa nel centro di Ceglie Messapica.

Il movente è il principale nodo da sciogliere. Anche oggi (domenica 26 gennaio) i carabinieri lavorano a ritmo serrato per risalire alle cause della lite fra i due cittadini rumeni che ieri mattina si sono uccisi vicendevolmente all’interno di una piccola abitazione situata in via Votano, nel centro storico di Ceglie Messapica. Altro dubbio da chiarire è quello riguardante chi abbia sferrato la prima coltellata fra la bracciante agricola Mara Taran, 53 anni, convivente da tempo con un connazionale che non era presente in casa al momento del duplice delitto, e il 41enne Gheorghe Nechita, un amico della coppia.

Motivi economici o pista passionale

Gli investigatori stanno ascoltando numerose persone, fra vicini e altri rumeni che risiedono a Ceglie Messapica. In queste ore si sta cercando infatti di capire se di recente vi erano stati dei motivi di attrito fa Nechita e gli amici che gli davano ospitalità. Il 41enne viveva in provincia di Catania, dove lavorava come pastore e bracciante agricolo. Spesso si trasferiva nel Brindisino, per lavorare nelle campagne. Da quanto appreso dagli inquirenti, coordinati dal pm del tribunale di Brindisi, Livia Orlando, il pastore era tornato a Ceglie circa 10 giorni fa.

E’ stato appurato che il 41enne, probabilmente in cambio dell’ospitalità, dava agli amici una somma di denaro. Per questo non si esclude che la lite scoppiata ieri mattina fra la Taran e Nechita possa essere riconducibile a motivi economici. Ma un’altra ipotesi che si tiene in debita considerazione è quella di una reazione della 53enne a delle avances da parte del 41enne. Di certo c’è che in casa, ieri mattina, non c’erano altre persone oltre a Taran e Nechita, se si considera che il compagno della 53enne si trovava a lavoro nella zona di Polignano (Bari).

I dubbi sulla dinamica 

La scenda del delitto è un piccolo appartamento cui si accede attraverso una scala esterna,a pochi passi da piazza del Plebiscito. I vicini hanno sentito delle discussioni ad alta voce che provenivano dall’abitazione. Intorno alle 12.15 un uomo ha visto una donna accovacciata su balcone e delle tracce di sangue. Pensando che fosse caduta, ha allertato il servizio del 118. Una volta giunti sul posto, i soccorritori si sono accorti che la donna, priva di vita, aveva una ferita sul volto non compatibile con una caduta. A quel punto è stato chiesto l’intervento dei carabinieri.

Il cadavere di Nechita è stato rinvenuto in camera da letto, riverso sul pavimento. A pochi centimetri dall’uomo c’era un coltello da cucina con lama di 20 centimetri, sporco di sangue. Il 41enne era stato raggiunto da un solo fendente al torace. La donna aveva una ferita fra il labbro e il collo. La 53enne, con ogni probabilità, si è accasciata davanti all’ingresso mentre tentava di fuggire in strada. Gli investigatori non nutrono dubbi sul fatto che i due, con lo stesso coltello, sia siano feriti a morte reciprocamente. Solo l’autopsia consentirà di definire meglio la dinamica dei fatti, chiarendo chi abbia sferrato il primo fendente.

L’incarico per l’esame autoptico verrà conferito al medico legale Antonio Carusi, che ieri ha già effettuato una prima ispezione cadaverica. Ma occorrerà del tempo, forse un paio di settimane, per procedere con le notifiche del caso ai parenti delle due vittime, residenti tutti in Romania. Nel frattempo, i carabinieri della locale stazione e della compagnia di San Vito dei Normanni, in sinergia con i colleghi del Nucleo investigativo del Reparto operativo provinciale, continueranno a raccogliere elementi. Sia il coltello che l’appartamento sono stati sottoposti a sequestro. Entrambe le salme si trovano presso l’obitorio di Francavilla Fontana. 

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