Papa Francesco ha ben colto l’importanza delle nuove possibilità offerte dallo sviluppo delle moderne tecniche di comunicazione e di questo e di molto altro ancora parla nel suo libro “Il Papa Social” Agata Scarafilo.

Nel volume edito da “IdeaDinamica”, l’autrice, partendo da un’analisi storica, descrive la strategia di comunicazione del Vaticano capace di cogliere le potenzialità degli strumenti social, contestualizzando la maturazione della figura di papa Francesco in veste comunicatore.

Il libro è arricchito da ben due prefazioni e una postfazione di firme illustri del mondo della cultura, del giornalismo e della Chiesa Cattolica. Una prefazione è a cura dall’arcivescovo di Mottola mons. Gianfranco Gallone, già nunzio apostolico in Zambia e Malawi e recentemente nominato da papa Francesco nunzio apostolico in Uruguay.

L’altra a cura della nota giornalista d’inchiesta Marilù Mastrogiovanni già presidente della giuria del World Press Freedom Prize Guillermo Cano di Unesco, il premio mondiale per la libertà di stampa che ogni anno viene assegnato a un/a giornalista che si distingue per l’impegno al servizio delle libertà di stampa e di espressione. La postfazione è a cura del giornalista Angelo Sconosciuto che è anche caporedattore de La Gazzetta del Mezzogiorno, quotidiano con quale collabora da diversi anni Agata Scarafilo.

Perché hai deciso di pubblicare un libro su Papa Francesco?

Con il libro ho unito due mie passioni quella per le comunicazioni e quella per la Teologia.

Il libro è il frutto di un lavoro di ricerca durato 9 anni, dal 2013, anno di insediamento di Papa sino ad ottobre 2022, perché questo periodo così lungo?

Ho avvertito la necessità di un’osservazione, ma anche di un approfondimento bibliografico e documentale, per dar vita ad un lavoro che non fosse solo il frutto di una mia personale idea su papa Francesco. Il personaggio è importante ed ho avvertito forte la responsabilità di documentare il più possibile anche attraverso richiami a piè di pagina di quanto in questi anni si era detto e scritto su papa Francesco, cercando, tuttavia, di rispondere alla doppia necessità di rendere scorrevole e semplice la lettura del libro, ma anche analitico l’approfondimento.

Hai dedicato il libro a tutti i bambini e le bambine che soffrono per qualche malattia augurando loro la trasformazione delle loro speranze nel più bel miracolo della loro vita. Perché questa speciale dedica?

Questo libro è stato scritto anche in un momento particolare della mia vita in cui ho toccato con mano la sofferenza dei più piccoli. Credo che ognuno di noi debba mettere a disposizione i propri talenti per aiutare gli altri. Io non so se questo lavoro sarà apprezzato, so solo che lo fosse non lo vorrei che avesse una ricaduta solo su di me. In questo momento i tempi non sono maturi per parlare del mio progetto, forse lo farò con la prima presentazione che prevedo di fare a marzo perché probabilmente riuscirà a raggiungerci il nunzio apostolico mons. Gianfranco Gallone. Vorrei partire dalla mia città per incontrare, come prima uscita pubblica, tutte le persone che sento che mi vogliono bene.

 

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